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11.09.2026

Terra, erba, latte: il cesio di Chernobyl

Ogni anno l'Ufficio federale della sanità pubblica coordina un piano di misurazioni su scala nazionale per seguire l'andamento del cesio-137 e dello stronzio-90 nell'ambiente, e il Laboratorio cantonale vi contribuisce analizzando terra, erba e latte prelevati fra la fine di maggio e l'inizio di giugno presso tre aziende agricole ticinesi, in Leventina, nel Malcantone e nel Locarnese.

La logica è quella di seguire una filiera: se un radionuclide è nel suolo, la domanda è se passi al foraggio e da lì al latte.

Gli esperimenti nucleari degli anni Sessanta e l'incidente di Chernobyl del 1986 restano la fonte principale di questi isotopi artificiali, che dimezzandosi in circa trent'anni sono tuttora misurabili in tracce.

Il Ticino ricevette ricadute più consistenti rispetto al resto del Paese, il che spiega perché alcune derrate locali presentino residui leggermente superiori alla media svizzera.

I risultati della campagna di giugno 2025 raccontano la geografia del fenomeno.

Nel terreno il cesio-137 sale dai 9,2 becquerel per chilo della Leventina ai 26,6 del Malcantone fino ai 79,8 del Locarnese.

Nell'erba i valori crollano quasi ovunque, con l'eccezione del campione locarnese fermo a 11,4, e nel latte di Leventina e Malcantone il cesio non risulta quantificabile, mentre quello del Locarnese si attesta a 13,9, in linea con lo storico di quella zona e ben lontano dal limite di 370 becquerel per chilo che l'Ordinanza Chernobyl fissa per latte e derivati.

Lo stronzio-90 nel latte resta sotto la soglia di quantificazione in tutte e tre le aziende.

Due dettagli completano il quadro.

Il cesio-134, che si dimezza in appena due anni, non compare in alcun campione: ciò che si misura oggi è soltanto l'eredità di quarant'anni fa.

E nello stesso latte il potassio-40, radionuclide naturale presente in ogni organismo vivente, oscilla fra 47 e 63 becquerel per chilo, più del cesio anche nell'azienda più esposta.

Articolo a cura della Redazione.

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