24.02.2026
La mineralità nel vino
C'è una parola che, più di ogni altra, accende il dibattito nel mondo del vino: mineralità.
Termine affascinante e spesso usato per descrivere vini tesi ed eleganti, ma difficile da definire con rigore.
È davvero il riflesso del suolo nel bicchiere?
O piuttosto una costruzione sensoriale che nasce dall'interazione tra chimica, percezione e linguaggio?
Il dottor Antonio Palacios, biologo ed enologo, professore associato all'Universidad de La Rioja e specialista in analisi sensoriale, riporterà il tema su un terreno scientifico.
Il 21 marzo 2026 alle ore 14, presso Tamborini Vini (Via Serta 18, Lamone), terrà un incontro tecnico-sensoriale.
Con oltre centocinquanta pubblicazioni all'attivo, Palacios affronta la mineralità non come slogan commerciale, ma come fenomeno da indagare con metodo.
Il suo approccio unisce analisi chimica e verifica pratica in degustazione.
Accanto a lui, Giuliano Boni, wine educator e fondatore di Enosofare, svolgerà un ruolo decisivo nella mediazione tecnica, traducendo contenuti complessi in strumenti concreti per professionisti e appassionati.
Il primo passo consiste nel chiarire cosa intendiamo per mineralità.
Per molti produttori è legata al terroir e alla matrice geologica del vigneto.
Per il degustatore si manifesta come freschezza e sapidità, talvolta con richiami alla pietra focaia o al gesso.
La ricerca dimostra però che i minerali del terreno non passano nel vino in forma direttamente percepibile.
La sensazione minerale emerge piuttosto dall'equilibrio tra acidità, salinità, composti solforati e struttura.
Tra narrazione e marketing, il rischio di semplificazione è alto: per questo il metodo conta.
L'incontro si propone di mettere alla prova le parole, verificandole nel calice con rigore scientifico e consapevolezza.
La mineralità non è un dogma, ma una domanda aperta: un invito a degustare andando oltre le suggestioni, tra scienza e interpretazione.
Per informazioni e iscrizioni
moniamarr@gmail.com
Articolo a cura della Redazione.