03.10.2026
Biodinamica, da Dornach alla Champagne
Corna di vacca riempite di letame e interrate per l'inverno, infusi di erbe spruzzati sui filari, lavori scanditi dalle fasi lunari: la biodinamica divide da un secolo agronomi e appassionati, e la sua storia passa in buona parte dalla Svizzera.
Le basi furono poste da Rudolf Steiner nel giugno del 1924 con il corso di agricoltura tenuto a Koberwitz, oggi in Polonia, ma il punto di riferimento mondiale del movimento si trova a Dornach, nel Canton Soletta, dove il Goetheanum ospita la Sezione di agricoltura.
Svizzera è anche la prova più seria a cui il metodo sia stato sottoposto: a Therwil, nel Canton Basilea Campagna, FiBL e Agroscope confrontano dal 1978, sullo stesso campo, coltivazione biodinamica, biologica e convenzionale.
Dopo quarant'anni di dati il sistema biodinamico risulta il migliore per fertilità del suolo e formazione di humus, a fronte di rese che nei due sistemi biologici restano in media inferiori del 15% circa.
Rimane aperta la questione di fondo, perché la parte più esoterica del pensiero di Steiner, legata alle forze cosmiche, continua a dividere, mentre i ricercatori attribuiscono i risultati al compostaggio del letame e ai preparati vegetali.
Nel bicchiere, intanto, il metodo ha conquistato vignaioli molto stimati, e la Champagne ne offre due esempi diversi tra loro.
A Bouzy, sulla Montagna di Reims, Benoît Lahaye coltiva meno di cinque ettari, in gran parte a Pinot nero, certificati in biodinamica dal 2010 e lavorati con il cavallo, da cui nasce uno Champagne vinoso e profondo.
A Crouttes-sur-Marne, all'estremità occidentale della Valle della Marna, Françoise Bedel conduce con il figlio Vincent poco più di otto ettari dominati dal Meunier, convertiti dalla fine degli anni Novanta, con vini salini e dal dosaggio zuccherino molto contenuto.
Che il merito sia dei preparati o della dedizione che il metodo impone, il risultato si misura nel calice, ed è lì che ognuno può farsi la propria idea.
Articolo a cura della Redazione.