02.08.2026
Escono a fumare e non tornano più
Esistono clienti che entrano, si siedono e ordinano, e poi esistono quelli che salutano il personale come si saluta un parente ritrovato, vogliono il nome del produttore del vino e chiedono in quale alpe pascolava la capra del formaggio.
La loquacità, in certi casi, ha una funzione, perché chi parla molto tiene occupata la sala, si costruisce la reputazione dell'ospite affettuoso e verso le ventitré gode di una fiducia che a nessuno viene in mente di verificare.
Poi comincia il fumo, e qui la faccenda si fa metodica.
Il primo esce da solo.
Il secondo lo raggiunge per finire un discorso.
Il terzo ha smesso nel 2019, però li accompagna per solidarietà.
Nessuna di queste uscite, da sola, insospettisce qualcuno.
Il capolavoro sta nel pegno lasciato sulla sedia, la giacchetta di dubbia provenienza o l'ombrello con una stecca rotta, oggetti scelti per valere meno del dessert e garantire venti minuti di vantaggio.
Al momento del conto il tavolo non c'è più, e restano bicchieri vuoti e un giubbotto che nessuno reclamerà.
Va detto che il fenomeno resta raro e che i chiacchieroni, di regola, sono la parte migliore della clientela, perché chi si entusiasma per la cucina ordina anche il dessert e lascia pure la mancia.
Vale però la pena ricordare che in Svizzera la faccenda ha un nome, e il legislatore è stato quasi poetico, visto che l'articolo 149 del Codice penale si intitola frode dello scotto e prevede, a querela di parte, fino a tre anni di pena detentiva oppure una pena pecuniaria.
Proprio il pegno sulla sedia cambia però le carte in tavola: secondo il Tribunale federale chi non si limita a non pagare e aggiunge manovre ingannatorie rischia la truffa dell'articolo 146, cinque anni e perseguibile d'ufficio.
Cinque anni per una polenta e due birre sembrano molti, però il principio conta più della cifra.
L'unico modo elegante di andarsene all'inglese, in fondo, rimane quello di pagare il conto e salutare in italiano.
Articolo a cura della Redazione.