02.07.2026
Funghi ticinesi: radioattività contenuta
I funghi selvatici sono considerati preziosi bioindicatori della radioattività ambientale, poiché assorbono e trattengono il cesio presente nel terreno.
Anche quest'anno il Laboratorio cantonale ha condotto un ampio monitoraggio sulla radioattività residua generata dall'incidente di Chernobyl del 1986, ancora rilevabile nei funghi commestibili nostrani a quarant'anni di distanza.
L'indagine ha interessato 50 campioni appartenenti a 13 specie commestibili, raccolti sul territorio ticinese in collaborazione con l'Associazione svizzera dei controllori di funghi VAPKO e con le società micologiche cantonali.
Il cesio-137, isotopo artificiale, è stato quantificato nella maggior parte delle specie, con alcune eccezioni.
Le concentrazioni rilevate mostrano una marcata variabilità tra le diverse specie e tra i singoli campioni, con valori generalmente contenuti nella maggioranza dei casi.
Un unico campione di Cortinarius caperatus ha superato i 600 Bq/kg di cesio-137, rappresentando il valore massimo osservato nell'intera campagna.
Nel complesso, la contaminazione radioattiva nei funghi selvatici ticinesi resta contenuta.
Dal punto di vista radiologico, alla presenza del cesio-137 si aggiunge quella naturale del potassio-40 (K-40).
Entrambi i nuclidi contribuiscono all'esposizione annua alle radiazioni ionizzanti, ma la rilevanza dosimetrica legata al consumo di funghi rimane in ogni caso di scarsa importanza.
Il dato conferma una tendenza consolidata: pur essendo trascorsi quattro decenni, l'eredità di Chernobyl continua a essere misurabile nell'ambiente alpino e prealpino.
I funghi, per la loro capacità di accumulare il cesio, offrono una fotografia fedele di questo lento decadimento.
Per gli appassionati di micologia e per i consumatori il messaggio resta rassicurante: la raccolta e il consumo dei funghi nostrani non comportano rischi significativi per la salute.
Articolo a cura della Redazione.