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09.04.2026

Vino e albume: verità nel calice oggi

Nel mondo del vino, dove tradizione e tecnica si fondono in un equilibrio secolare, esistono pratiche poco note che continuano a sorprendere il consumatore contemporaneo.

Tra queste, l'utilizzo dell'albume d'uovo nella fase di chiarifica rappresenta un esempio emblematico di quanto la cantina possa nascondere processi invisibili, ma decisivi.

La chiarifica è un passaggio volto a rendere il vino limpido, stabile e più gradevole al palato.

In questo contesto, l'albume - ricco di proteine - viene utilizzato soprattutto nei vini rossi per legarsi ai tannini in eccesso e alle particelle in sospensione.

Queste, aggregandosi, precipitano sul fondo, lasciando il vino visivamente brillante e spesso più armonico nella struttura.

È però essenziale chiarire un punto: l'albume non è presente nel vino finito in quantità significativa.

Dopo aver svolto la sua funzione, viene infatti rimosso insieme ai sedimenti.

Tuttavia, il suo impiego nel processo produttivo solleva interrogativi legittimi, in particolare per chi soffre di allergie o per chi segue una dieta vegana.

In Svizzera, la normativa sulle derrate alimentari - in parte armonizzata con quella dell'Unione Europea - stabilisce che allergeni come uova o latte debbano essere indicati in etichetta solo qualora siano ancora rilevabili nel prodotto finito.

Non è dunque l'uso in cantina a determinare l'obbligo di dichiarazione, bensì la loro eventuale presenza residua nel vino commercializzato.

Questo aspetto introduce una distinzione rilevante.

Dal punto di vista sanitario, il consumatore allergico è tutelato laddove sussista un rischio concreto.

Dal punto di vista etico, invece, il discorso cambia: per chi adotta un regime vegano, l'impiego di sostanze di origine animale lungo il processo produttivo può rappresentare un elemento discriminante, indipendentemente dalla loro presenza finale.

Negli ultimi anni, il settore vitivinicolo ha mostrato crescente sensibilità verso queste istanze.

Sempre più produttori ricorrono a metodi alternativi di chiarifica, come la bentonite o le proteine vegetali, oppure scelgono approcci meno interventisti, lasciando il vino naturalmente velato ma integro nella sua espressione.

Se in passato si utilizzavano pratiche oggi impensabili, come il ricorso al sangue animale, l'enologia contemporanea si muove verso maggiore trasparenza e consapevolezza.

E nel calice, oggi più che mai, si riflettono non solo aromi e territori, ma anche scelte produttive e valori.

Articolo a cura della Redazione.

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