11.03.2022
I vitigni PIWI, per una produzione rispettosa di ambiente e salute
In collaborazione con la sommelière Anna Valli - www.linkedin.com/in/anna-valli
Si parla sempre più spesso di vini ottenuti dai vitigni PIWI; vediamo più da vicino di cosa si tratta.
Questi vitigni, chiamati interspecifici, permettono di limitare l'uso dei prodotti fitosanitari perché sono più resistenti alle malattie fungine quali oidio e peronospora.
Molti problemi riscontrati in viticoltura sono legati alla presenza di muffe, causate da condizioni climatiche particolarmente umide e dalla mancanza di vento e sole.
Le viti interspecifiche sono incroci tra delle specie di Vitis labrusca o di Vitis riparia, di origine americana, e la Vitis vinifera, tipica europea.
La nascita di diversi ibridi per combattere le malattie della vite, come ad esempio l'ibrido che produce la conosciutissima "uva fragola", risale già alla metà del 1800, in Francia.
È però più tardi che è iniziata la ricerca vera e propria nel campo dei vitigni interspecifici, soprattutto in Germania, dove vi è quindi una cultura ben radicata in questo ambito, e dove si è sviluppata molto la coltivazione di tali uve.
I vitigni PIWI, acronimo di "pilzwiderstandsfähig" che tradotto dal tedesco significa appunto "resistente al fungo", grazie alla riduzione dell'impiego di pesticidi, tutelano l'ambiente e la nostra salute, e possono essere un'alternativa alla produzione delle uve convenzionali.
In Svizzera, uno dei genetisti dell'uva più conosciuti è Valentin Blattner, che a partire dagli anni '80 ha effettuato importanti ricerche e creato numerose nuove varietà, tra le quali il famoso Cabernet Blanc.
Altri esempi di uve bianche conosciute sono Bronner, Solaris e Johanniter; tra quelle rosse troviamo Regent, Divico e Muscat Bleu.
Avete già assaggiato vini prodotti a partire da questi vitigni?
A cura di Sabrina Migani
Redattrice di Enogastro Info, consulente e formatrice Ho.Re.Ca.
www.swisshospitalityspecialist.ch