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29.01.2026

Vitigni resistenti, il vino che verrà

La viticoltura svizzera alza lo sguardo e guarda al futuro con una novità destinata a far discutere e a brindare.

A Martigny sono stati presentati oggi sette nuovi vitigni, quattro bianchi e tre rossi, resistenti alle principali malattie fungine della vite, risultato di oltre quindici anni di ricerca scientifica e di sperimentazione sul campo.

Una risposta concreta alle sfide ambientali che oggi incombono su vigneti e produttori, tra cambiamenti climatici, pressione fitosanitaria e richiesta crescente di sostenibilità.

Oidio, peronospora e botrite sono da sempre gli avversari più temuti in vigna, responsabili di trattamenti ripetuti e di un impatto non trascurabile sull'ambiente.

I nuovi vitigni, selezionati attraverso un paziente lavoro di incroci mirati, integrano almeno due geni di resistenza ciascuno, capaci di offrire una protezione più solida e duratura rispetto alle varietà tradizionali.

I test condotti in diversi contesti pedoclimatici mostrano dati eloquenti: l'impiego di fitofarmaci può ridursi fino all'80-90 per cento.

Un cambio di paradigma che apre scenari inediti per una viticoltura più pulita, economicamente sostenibile e meglio allineata alle aspettative dei consumatori contemporanei.

Ma sostenibilità non significa rinuncia alla qualità.

Le prime microvinificazioni raccontano di profili aromatici convincenti, equilibrati, capaci di esprimere personalità e territorialità.

Bianchi freschi e precisi, rossi strutturati ma eleganti: vini che non chiedono indulgenza, ma si presentano al calice con ambizione.

Gli esperti invitano comunque alla prudenza: la resistenza non elimina del tutto la necessità di una buona gestione agronomica.

Uno o due interventi mirati restano consigliabili, anche per preservare nel tempo l'efficacia dei geni di resistenza.

Questi vitigni non rappresentano un punto d'arrivo, bensì l'inizio di una nuova fase.

Una viticoltura che dialoga con la scienza, rispetta l'ambiente e continua a inseguire l'eccellenza.

Il vino del domani, forse, nasce proprio da qui.

Articolo a cura della Redazione.

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