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30.12.2025

Il nuovo equilibrio del gusto svizzero

C'è una parola che negli ultimi anni ha iniziato a comparire con sempre maggiore frequenza anche sulle tavole svizzere, dai bistrot urbani di Zurigo alle cucine di montagna del Vallese: flexitariano.

Non si tratta di una moda effimera, ma di un'evoluzione silenziosa del gusto, che riflette una crescente attenzione alla salute, all'ambiente e alla qualità delle materie prime.

Il flexitarianismo propone un'alimentazione prevalentemente vegetale, senza rinunciare del tutto a carne e pesce.

Verdure di stagione, legumi, cereali integrali, latticini e uova costituiscono la base quotidiana, mentre le proteine animali diventano una scelta occasionale, ponderata e consapevole.

Un approccio che si sposa perfettamente con la sensibilità svizzera verso la sostenibilità e la tracciabilità degli alimenti.

Dal punto di vista enogastronomico, il flexitariano è un consumatore attento e curioso.

Frequenta mercati locali, predilige prodotti biologici e valorizza le filiere corte.

Riscopre ricette tradizionali a base di patate, verdure, formaggi d'alpeggio e cereali, reinterpretandole in chiave più leggera e contemporanea.

Quando sceglie carne o pesce, lo fa puntando su allevamenti responsabili, carni svizzere certificate e pescato sostenibile.

Anche la ristorazione elvetica sta intercettando questa tendenza.

Sempre più chef propongono menu vegetali raffinati, piatti creativi dove le verdure non sono un contorno ma il cuore del piatto.

Il flexitarianismo diventa così un terreno fertile per l'innovazione culinaria, capace di unire tecnica, gusto e rispetto per il territorio.

In Svizzera, Paese di tradizioni forti e identità gastronomiche regionali, il flexitariano non rompe con il passato: lo rilegge.

Riduce gli eccessi, valorizza la qualità e dimostra che mangiare in modo più consapevole può essere non solo etico e sostenibile, ma anche profondamente gastronomico.

Articolo a cura della Redazione.

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