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25.12.2025

L'umore nasce anche nell'intestino

Per anni ci hanno detto che la serotonina abita nel cervello, come un inquilino lunatico da tenere sotto controllo.

La verità è più scomoda e più interessante: la maggior parte della serotonina nasce nell'intestino, non in una centralina chimica ma in un ecosistema vivo e reattivo.

Ed è un sistema vivo che nutriamo ogni giorno, a colazione, pranzo e cena.

Il microbiota intestinale è un attore biologico centrale, che dialoga costantemente con il nostro umore.

Alcuni batteri stimolano la produzione di serotonina; altri regolano la disponibilità del triptofano, il suo precursore.

Quando questo ecosistema è vario e ben nutrito, il messaggio che arriva al cervello diventa più stabile.

Quando è impoverito, il segnale diventa irregolare, rumoroso, stressante.

Qui non si tratta di dire che il cibo "cura" la depressione.

Sarebbe falso e irresponsabile.

Ma è ormai chiaro che tra depressione e non-depressione esiste una zona grigia, fatta di resilienza, di capacità di assorbire lo stress.

Ed è proprio lì che il microbiota gioca la sua partita silenziosa.

La tavola può aiutare o sabotare questo equilibrio.

Fibre, legumi, verdure, cereali integrali nutrono i batteri che lavorano per noi.

Cibi fermentati come yogurt, kefir, miso, crauti introducono complessità, allenano l'intestino alla diversità.

I polifenoli dell'olio extravergine, del cacao amaro, persino di un bicchiere di vino bevuto con misura, sono messaggi chimici intelligenti.

Al contrario, zuccheri raffinati e alimenti ultra-processati semplificano tutto: meno biodiversità, meno dialogo, meno serotonina ben regolata.

Mangiare, allora, non è solo nutrirsi.

È partecipare a una conversazione profonda tra intestino e cervello.

Ogni piatto può essere un alleato dell'umore o un disturbo di fondo.

Non fa la felicità, certo.

Ma può rendere la vita emotiva meno fragile.

E non è poco, per un gesto quotidiano come quello di sedersi a tavola.

Articolo a cura della Redazione.

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