26.09.2026
Mucca, una parola nata alla fiera di Lugano
La parola mucca, entrata nell'uso quotidiano della lingua italiana per indicare la vacca da latte, potrebbe avere radici ticinesi: secondo il Vocabolario Treccani deriva infatti dallo svizzero tedesco Mugg, termine con cui in origine si indicavano le vacche svizzere acquistate alla fiera di Lugano.
Il vocabolo si diffuse nel Settecento in Toscana e in Emilia, dove designava vacche da latte di colore scuro, in gran parte di razze svizzere comprate proprio sul mercato luganese e di taglia più contenuta rispetto a quelle locali.
Da voce regionale, mucca entrò poi nella lingua comune anche perché priva della sfumatura spregiativa che vacca aveva assunto nei suoi usi figurati, e finì così per imporsi come alternativa più neutra nel parlare di tutti i giorni.
Sull'etimologia, tuttavia, i linguisti non sono concordi: il De Mauro la considera incerta, il Devoto-Oli ipotizza un incrocio tra muggire e vacca, altri studiosi hanno pensato a una voce che imita il muggito, mentre il Grande dizionario della lingua italiana del Battaglia la collega al lombardo mocca, cioè dalle corna mozze, segno di quanto la questione sia ancora aperta.
Tra allevatori e veterinari, del resto, si continua a preferire vacca, parola che arriva direttamente dal latino e che nel linguaggio professionale conserva tutta la sua precisione.
Il Treccani ricorda anche un vecchio proverbio, oggi poco diffuso, secondo cui anche le mucche nere danno il latte bianco: l'apparenza, insomma, non toglie valore alla qualità, un principio che chi frequenta alpeggi e caseifici conosce molto bene.
Per una terra di pascoli e di formaggi come il Ticino, dove mucca è di uso comune anche oggi, è una curiosità che fa piacere: una delle parole più familiari del nostro vocabolario potrebbe essere nata tra i recinti di una fiera di bestiame sulle rive del Ceresio, per poi accompagnare per secoli il lavoro di allevatori, casari e commercianti.
Articolo a cura della Redazione.