22.09.2026
Il cameriere robot in autostrada
Chi percorre l'A1 verso il Centro e il Sud Italia, tragitto abituale per molti automobilisti svizzeri, può trovare un cameriere insolito nell'area di servizio Secchia Ovest, tra l'allacciamento con l'Autobrennero e il casello di Modena Nord.
Al primo piano del punto vendita nato nel 2016 come esordio dell'alleanza tra Eataly e Autogrill, dove la ristorazione prevede il servizio al tavolo, a portare i piatti ai clienti è infatti anche un robot, fotografato dalla Redazione durante una sosta.
La scena racconta una tendenza che riguarda da vicino anche la Svizzera, dove alberghi e ristoranti faticano da anni a trovare personale formato, dove i primi carrelli autonomi a più ripiani sono già entrati nelle sale con prezzi indicati dai fornitori a partire da circa 15'000 franchi, e dove a Zurigo si sperimentano le consegne a domicilio con i robot.
Il principio è semplice, perché il robot riceve i piatti dalla cucina, raggiunge da solo il tavolo orientandosi con sensori e mappe del locale e torna indietro, mentre il cameriere resta libero di accogliere, consigliare e seguire i clienti.
In un locale grande e con forti picchi di affluenza come un'area di servizio, dove alle ore tranquille si alternano ondate di viaggiatori che hanno fretta di ripartire, il guadagno in percorsi e tempi è evidente, ed è proprio sulle strutture con molti tavoli e flussi irregolari che i produttori concentrano la loro offerta.
Resta aperta la questione dell'accoglienza, perché un robot non suggerisce un vino, non racconta un piatto del territorio, non si accorge di un cliente spazientito e non risolve un imprevisto, e il suo valore dipende da come il gestore impiega il tempo che fa risparmiare al personale.
Se quel tempo torna al rapporto con l'ospite, la macchina diventa un aiuto concreto, mentre se serve soltanto a ridurre gli organici al viaggiatore resta un carrello che gira tra i tavoli e un servizio più povero di prima.
Articolo a cura della Redazione.