15.09.2026
Mance, il Parlamento sceglie l'esenzione
Il 14 settembre 2026 il Consiglio nazionale ha approvato con 125 voti contro 51 e 21 astensioni una mozione che chiede di escludere le mance dal reddito imponibile e dal salario determinante per l'AVS, seguendo il Consiglio degli Stati che si era già espresso quasi all'unanimità nella sessione primaverile, con 42 voti contro uno.
Il Consiglio federale dovrà ora preparare un progetto di legge.
La questione nasce dal cambiamento delle abitudini di pagamento: finché la mancia restava una moneta lasciata sul tavolo il problema non si poneva, mentre da quando viene aggiunta con la carta o con l'applicazione di pagamento ogni importo lascia una traccia contabile.
La regola odierna prevede che le mance siano imponibili e soggette a contributi soltanto quando costituiscono una parte essenziale della retribuzione, mentre i supplementi di servizio fatturati d'ufficio all'ospite restano in ogni caso imponibili.
Nell'ambito della riforma AVS 2030 era stata valutata l'ipotesi di assoggettare in via generale le mance versate per via elettronica, misura da cui la Confederazione si attendeva tra i venti e i cinquanta milioni di franchi all'anno.
La proposta ha trovato contro un fronte insolito, che ha riunito albergatori e ristoratori da un lato e sindacati dall'altro: i primi temevano un aumento degli oneri salariali, i secondi una riduzione del reddito netto in un settore già segnato da salari bassi.
Non sono mancate le voci critiche.
Tredici docenti universitari di diritto del lavoro e delle assicurazioni sociali hanno scritto al Consiglio nazionale per segnalare il rischio di lacune contributive, dato che le rendite AVS, le prestazioni dell'assicurazione invalidità e le indennità giornaliere di malattia si calcolano sul salario soggetto a contributi.
In gioco c'è un volume stimato fino a un miliardo di franchi all'anno, cifra che spiega perché una consuetudine a lungo marginale sia finita al centro del dibattito.
Articolo a cura della Redazione.