TUTTE LE NEWS / DETTAGLIO NEWS

23.08.2026

Pinot nero, il vitigno che non perdona

Chiedere quale sia il vitigno più difficile del mondo è un gioco che, tra addetti ai lavori, finisce quasi sempre con la stessa risposta: il Pinot nero.

Le ragioni sono scritte nella pianta: germoglia presto e si espone alle gelate primaverili, matura presto e concede una finestra di vendemmia strettissima, porta una buccia sottilissima su un grappolo così serrato da offrirsi come bersaglio ideale alla botrite ed è tra le varietà più sensibili alle virosi.

In cantina la fragilità prosegue, perché il colore è tenue e i tannini sono pochi: non esistono scorciatoie, né estrazioni muscolari né legni nuovi capaci di coprire un'uva raccolta male.

Da qui nasce la sua fama di specchio, quella di un'uva che restituisce senza filtri la mano di chi la lavora, il suolo, l'esposizione e il clima dell'annata, al punto che in Borgogna poche decine di metri bastano a separare parcelle di valore molto diverso, anche se quel mosaico è figlio di secoli di osservazione paziente quanto della geologia.

Il tema riguarda la Svizzera da vicino, perché il Pinot nero è il vitigno più coltivato del Paese con 3'594 ettari, quasi un quarto esatto dei 14'431 complessivi del vigneto nazionale.

Domina la Bündner Herrschaft e il Blauburgunderland sciaffusano, dove Hallau conta 150 ettari, definisce buona parte del vigneto di Neuchâtel, che gli deve il rosato Œil-de-Perdrix, ed è ben presente in Vallese e lungo l'arco lemanico.

Il riscaldamento del clima sposta ora in avanti tutti gli equilibri, anticipando germogliamento e vendemmia, alzando i gradi alcolici e mettendo sotto pressione quell'acidità che ne regge l'intera architettura.

La risposta dei viticoltori svizzeri passa dalla quota, dalle esposizioni meno assolate, dalla gestione della chioma e da una lettura sempre più fine delle singole particelle.

Resta un vitigno che non perdona nulla, ma quando l'annata, il luogo e la mano coincidono regala uno dei vini più emozionanti che si possano assaggiare.

Articolo a cura della Redazione.

Iscrizione alla Newsletter