11.08.2026
Aridocoltura: coltivare senza irrigare
L'estate 2026 si annuncia come una delle più calde e siccitose mai osservate in Svizzera.
A Locarno, tra gennaio e luglio, sono caduti 533,1 millimetri di pioggia contro una media storica di circa 989: un deficit del 46% che colloca l'anno al quarto posto tra i più aridi dal 1900.
La Confederazione ha dichiarato il livello massimo di allerta per siccità.
Nell'analisi nazionale dei rischi CES 2025 la siccità figura tra i cinque principali pericoli per il Paese.
In questo contesto torna d'attualità una parola antica: aridocoltura.
Con aridocoltura si intende l'insieme delle tecniche che permettono di coltivare contando solo sulle precipitazioni naturali, senza irrigazione ausiliaria.
Non è agricoltura senz'acqua, ma agricoltura che lavora il suolo perché l'acqua venga trattenuta invece che dispersa.
Il principio è ribaltato rispetto all'abitudine: si coltiva il terreno, non la pianta.
Pacciamatura, sostanza organica, lavorazioni superficiali frequenti e sesti d'impianto ragionati riducono l'evaporazione e spingono le radici in profondità.
La concimazione fosfatica favorisce lo sviluppo radicale e quindi la resistenza alla siccità.
Le stesse accortezze valgono nell'orto di casa, non solo in campo aperto.
La vite è un caso emblematico.
Grazie a radici capaci di raggiungere gli strati profondi resiste meglio di altre colture, e caldo e siccità possono ridurre le malattie fungine e migliorare la concentrazione zuccherina.
Molto dipende però da topografia, varietà e possibilità di irrigazione.
Agroscope sperimenta, nel progetto Interreg sulla gestione idrica preventiva in frutticoltura, misure per aumentare la riserva d'acqua nel suolo e limitare traspirazione ed evaporazione.
Per la Svizzera la questione non è più esotica.
Se le estati aride diventeranno la norma, la scelta non sarà tra irrigare e non irrigare, ma tra sprecare e capire il suolo.
E dal suolo dipende ciò che finisce nel bicchiere e nel piatto.
Articolo a cura della Redazione.