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09.10.2025

Etichette ambientali: la Svizzera frena

La trasparenza ambientale nel settore alimentare resta un obiettivo condiviso, ma per ora la Svizzera non introdurrà un'etichetta ufficiale.

Il Consiglio federale ha infatti adottato il rapporto sull'etichettatura ambientale delle derrate alimentari, deciso nell'ambito del postulato 22.4275 della Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del Consiglio nazionale (CSEC-N).

L'idea iniziale prevedeva di applicare un'etichetta CO₂ a tutti i prodotti alimentari non trasformati.

Tuttavia, il Consiglio federale ha giudicato la proposta troppo limitata: le emissioni di anidride carbonica rappresentano solo una parte dell'impatto ambientale complessivo.

Fattori come l'uso di pesticidi, il consumo d'acqua, le distanze di trasporto e l'imballaggio sono altrettanto determinanti per valutare la sostenibilità di un alimento.

Secondo il Governo, le etichettature ambientali private già presenti sul mercato offrono un livello di trasparenza sufficiente.

Creare un marchio statale richiederebbe risorse significative in termini di personale e costi amministrativi.

Inoltre, un sistema elvetico autonomo potrebbe creare barriere commerciali con l'Unione europea, principale partner della Svizzera nel commercio alimentare.

Il Consiglio federale preferisce dunque mantenere lo status quo, lasciando all'iniziativa privata il compito di informare i consumatori.

Tuttavia, resta aperta la possibilità di introdurre in futuro requisiti minimi comuni, qualora l'UE dovesse definire standard uniformi in materia.

Una direttiva europea sull'etichettatura ambientale è attualmente in discussione a Bruxelles.

Con questo approccio prudente, Berna sceglie la via della cooperazione e dell'armonizzazione internazionale, evitando misure isolate che rischierebbero di complicare gli scambi e di gravare inutilmente su produttori e autorità.

Articolo a cura della Redazione.

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