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25.09.2025

Il mistero del tappo a fungo degli spumanti

Chiunque abbia sollevato una bottiglia di spumante, osservandola con un misto di rispetto e attesa, conosce bene il suo sigillo: il tappo di sughero a fungo.

Una forma iconica, che evoca immediatamente bollicine e brindisi, ma che in realtà non nasce così.

Quando viene inserito in fabbrica, infatti, il tappo è un semplice cilindro.

Realizzato con una combinazione di rondelle di sughero naturale di alta qualità e una parte agglomerata, viene compresso e spinto nel collo della bottiglia, quindi serrato con la gabbietta metallica.

È a questo punto che inizia la sua metamorfosi.

La pressione contenuta all'interno, tra le cinque e le sei atmosfere, esercita una forza costante.

La parte interna del tappo, a contatto con il vino, rimane schiacciata; quella esterna, libera di espandersi, si allarga progressivamente.

Dopo poche settimane di permanenza sotto pressione, il tappo perde la sua forma cilindrica e assume gradualmente l'inconfondibile profilo "a fungo".

In origine, quindi, i tappi degli spumanti erano uguali a quelli dei vini fermi.

È la combinazione di tempo, pressione e natura elastica del sughero a determinarne la metamorfosi.

Non un vezzo estetico, ma una conseguenza inevitabile della fisica.

Oltre all'aspetto pratico, però, c'è anche un valore simbolico.

Quel tappo, al momento dell'apertura, diventa protagonista: il suo schiocco è il suono stesso della festa, preludio di brindisi e convivialità.

Il tappo a fungo, dunque, non è soltanto un accessorio tecnico, ma un emblema culturale: il segno che le bollicine non sono un vino qualsiasi, bensì una promessa di gioia condivisa.

Articolo a cura della Redazione.

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