11.11.2023
La volatile alta
Nel vasto e complesso universo del vino, il termine "volatile" assume un ruolo cruciale, spesso poco conosciuto dai non addetti ai lavori.
Nel linguaggio enologico, il termine volatile si riferisce principalmente all'acido acetico e ad altri composti che, in elevate concentrazioni, possono influenzare negativamente la qualità del vino, compromettendone aroma, sapore e bilanciamento generale.
Un vino con una volatile alta è facilmente riconoscibile al naso per le sue note pungenti, simili a quelle dell'aceto.
Questo non significa necessariamente che il vino sia rovinato; in alcuni vini naturali o tradizionali, ad esempio, una certa presenza di volatile è considerata caratteristica e persino desiderabile.
Per gli enologi, gestire la volatile è una sfida delicata, che richiede un controllo accurato delle fasi di fermentazione e di conservazione.
Le pratiche igieniche in cantina, la selezione dei lieviti e la temperatura di fermentazione giocano un ruolo fondamentale nel prevenire livelli eccessivi di acido acetico.
Nel mondo della degustazione, identificare la presenza e l'intensità della volatile è essenziale; un degustatore esperto può distinguerne un livello accettabile, che conferisce complessità, da uno eccessivo, che denota un difetto.
La volatile alta può essere un campanello d'allarme, che segnala potenziali problemi nella produzione o conservazione del vino.
A cura di Alberto Bresesti per www.bkn.digital, Web Media Agency svizzera.