22.04.2023
L'uso di solfiti in enologia
L'uso di solfiti in enologia, prevalentemente come anidride solforosa, è una pratica comune e storica.
I solfiti svolgono funzioni importanti nella vinificazione, contribuendo alla qualità, alla stabilità ed alla conservazione del vino.
Essi agiscono come antiossidanti, proteggendo il vino dall'ossidazione e preservandone colore, aroma e sapore.
Inoltre, hanno proprietà antimicrobiche che prevengono la crescita di batteri, lieviti e muffe indesiderati, garantendo la stabilità microbiologica del vino.
I solfiti inibiscono la fermentazione malolattica indesiderata e prevengono la formazione di composti come l'acido acetico e l'etanolo, stabilizzando il vino.
Infine, fungono da conservanti, prolungando la durata e preservando la qualità del vino.
Nonostante la loro utilità, alcuni individui, come asmatici o intolleranti ai solfiti, possono manifestare sintomi avversi.
La legislazione in molti paesi richiede l'indicazione della presenza di solfiti sulle etichette dei vini se il contenuto supera un limite prestabilito (solitamente 10 mg/l).
Negli ultimi anni, è cresciuta la domanda di vini "senza solfiti aggiunti" o con basso contenuto di solfiti per soddisfare le esigenze dei consumatori sensibili.
Tuttavia, anche i vini "senza solfiti aggiunti" possono contenere solfiti naturalmente presenti, poiché essi si formano come sottoprodotto della fermentazione.
A cura di Alberto Bresesti per www.bkn.digital